Solennità di Cristo Re

2 Samuele 5.1-3
Salmo 121
Colossesi 1,12-20
Luca 23,35-43

Un Dio che si sacrifica per l’uomo

Nell’ultima domenica dell’anno liturgico celebriamo il culmine della regalità di Cristo. Alla sua nascita, segnata da povertà e precarietà, i Magi lo cercano come “re dei giudei” e, proprio per questo Erode lo perseguitò (cfr.Mt 2,1-3). Più tardi fu acclamato re dalla folla al suo ingresso nella città santa (cfr. Gv 12,12ss). Interrogato da Pilato durante il processo (cfr. Lc 23,3), Gesù non negò la sua regalità. Ma di quale regalità si trattava? Nel secondo libro di Samuele (prima lettura) ci accorgiamo quali aspettative abitavano il cuore dei contemporanei di Gesù, i quali rifacendosi all’inizio del regno di Davide, pensavano di ricostituire il regno davidico, divenendo dominatori del mondo. Nel testo evangelico viene presentata la risposta di Dio a queste attese. Sul Calvario Gesù è inchiodato alla croce, due banditi al suo fianco. “Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei” (Lc 23,38). E’ costui l’atteso figlio di Davide? Dove sono i segni della sua regalità? Gesù non domina dall’alto di un trono d’oro, ma il suo trono è la croce; non ha servi che lo servono né soldati che lo difendono. Si trova soltanto davanti a persone che lo insultano, lo deridono: “Ha salvato altri! Salvi sé stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto” (Lc 23,35b). In realtà riconoscono che Gesù ha salvato altri e non pensa a salvare sé stesso. Qui è posta l’immagine nuova di Dio, l’assoluta novità cristiana: un Dio che non chiede sacrifici all’uomo, ma che si sacrifica Lui per l’uomo. Che al centro dell’universo non pone sé stesso, ma l’uomo salvato e guarito. Regale è davvero questo amore che si inabissa, dimenticandosi, nell’amato! E il Crocifisso non si arrende: continua ad amare fino all’ultimo. Fino a fare di un malfattore, giustamente condannato, il primo cittadino del paradiso: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso” (Lc23,42-43). C’è bisogno enorme di una festa come questa per richiamare noi cristiani alla realtà. Crediamo a un re che muore sulla croce, non che fa morire i suoi avversari. Crediamo a un re che non esorta i suoi a dare la vita pur di salvarlo, ma offre la sua fino in fondo. Crediamo in un re che sembra schiacciato dal peso di un fallimento senza precedenti e invece esercita il suo potere proprio dalla croce. Il potere del dono, non della rapina; il potere dell’amore, non della violenza; il potere della misericordia e della compassione, non di giudicare e di condannare.

Preghiera: Signore Gesù, Re dell’universo, che regni dall’alto della croce, insegnaci a riconoscere la tua forza nell’amore che si dona. Liberaci dalla tentazione di pensare solo a noi stessi e apri il nostro cuore al tuo Regno di misericordia, pace e giustizia. Amen.

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