Prima Domenica di Avvento

Isaia 63,16b-17.19b, 64,2-7
Salmo79
1 Corinzi 1,3-9
Marco 13,33-37

Vegliate!

Il tempo di Avvento, che dà inizio al nuovo anno liturgico, rappresenta per ogni cristiano una grazia. Ci stanno davanti quattro tappe, segnate da un duplice movimento: Dio che continua ad avvicinarsi a noi che, trasformati dalla sua manifestazione d’amore, torniamo a Lui. Il profeta Isaia, grande protagonista di questo tempo di Avvento, presenta lo sconforto e il senso di vuoto del popolo che si è allontanato da Dio. E’ però convinto che Dio Creatore e Padre può risollevarlo e non chiude a un futuro di rinnovata speranza (prima lettura). San Paolo ricorda agli abitanti di Corinto che la grazia di Dio, data nel Signore Gesù Cristo, li ha arricchiti in tutto, nella parola e nella conoscenza (seconda lettura). Nel Vangelo c’è una parola che si ripete con insistenza, o meglio, che Gesù stesso pronuncia: “vegliare”. Prendiamo in mano il testo del Vangelo per cogliere la vera dinamica dell’Avvento. Possiamo così scoprire quale grazia ci ha fatto il padrone di casa, partendo. “E’ come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito” (Mc 13.34). Infatti egli ci ha lasciato “la propria casa”, quello che egli aveva di più caro e di più bello. Ecco cosa ci affida. Come potremmo non vegliare su di essa? Come potremmo abituarci ai tesori di Cristo? Come potremmo addormentarci dimenticando che ormai egli opera con le nostre mani ed esorta con le nostre labbra? La venuta del padrone di casa, improvvisa, noi la collochiamo, istintivamente, alla fine dei tempi o al momento della nostra morte. Gesù però ci dice che ogni avvenimento della nostra vita ha il suo valore e vale la pena viverlo agli occhi di Dio, perché nulla è banale nella nostra esistenza. Le nostre azioni più nascoste, più umili, sono altrettanti modi in cui si esprime la nostra attenzione a Dio e al suo amore per noi. Vivere attenti alla Parola e al grido dei poveri, attenti al mondo, nostro pianeta, al tempo stesso barbaro e magnifico, alle sue creature piccole e indispensabili: l’acqua, l’aria, le piante. Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio in cui mi muovo. Ma ci vuole anche un cuore desto, tenuto continuamente sveglio dalla fede e dalla speranza. “Nella vita cristiana la priorità appartiene alla fede, ma il primato alla speranza. Senza la conoscenza di Cristo, che si ha per la fede, la speranza diverrebbe un’utopia sospesa in aria; ma senza la speranza, la fede decade divenendo tiepida e poi morta. Per mezzo della fede l’uomo trova il sentiero della vera vita, ma soltanto la speranza ve lo mantiene. La fede in Cristo fa sì che la speranza diventi certezza” (J.Moltmann).

Preghiera: O Maria, madre dell’ascolto, sempre attenta alla divina Parola, donaci la grazia di vegliare per essere pronti a costruire un frammento di giustizia e di pace, di fraternità e di condivisione.

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