Pesniero della XX Domenica del Tempo Ordinario 2025


Geremia 38.4-6.8-10
Salmo 39
Ebrei 12,1-4
Luca 12,49-53

Il fuoco acceso

Oggi “i navigatori”, che abbiamo sui nostri telefonini e nelle automobili, ci descrivono quasi perfettamente il tempo di percorrenza che impiegheremo, l’orario di arrivo, l’itinerario, il traffico…ma non potranno mai dirci cosa accade dentro di noi, quale sia il nostro viaggio interiore. Luca, invece, nel Vangelo entra nel viaggio interiore di Gesù per coglierne il sentire più intimo dinanzi alla meta che lo attende, ricorrendo ad immagini e a toni molto forti. “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”. (Lc 12,49-51). C’è un pensiero fisso nella mente del Signore: tutto converge verso la Pasqua, verso quella che chiama la sua “ora”. Il “fuoco e il battesimo” esprimono dunque quel momento cruciale. Gesù non può contenere l’impeto di un desiderio ardente, qual è quello di passare attraverso il “fuoco” purificatore della passione. La croce sarà segno di contraddizione, di fronte al quale ognuno deve prendere posizione. E’ il confine tra salvezza e condanna, tra sconfitta e vittoria. Per questo la “pace” portata da Gesù è un dono che non lascia poltrire gli uomini nella pigrizia di un dolce far niente- voglio stare in pace-. E’ la pace che scatena il fuoco, la passione, l’annuncio. San Giovanni Paolo II, di fronte a due milioni di giovani, nel Giubileo del 2000, disse: “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”. E così “il percorso interiore” di Gesù e la sua determinazione innescano nel nostro cuore una reazione a catena. Innanzitutto la “divisione”: davanti a Lui nessuno può restare indifferente o neutrale. Bisogna scegliere: non si può restare a metà strada. E’ chiaro che Gesù non vuole la divisione delle famiglie, tutt’altro, ma ci dice che chi lo segue veramente può non essere compreso dai suoi stessi familiari, come è successo a tanti santi. Gesù ci mette in guardia da uno strano gioco che tocca la vita di fede di tanti credenti: il gioco al ribasso, cioè il trascinare la propria vita nella più grigia mediocrità. Quanti che si dicono cristiani vivono ignorando Dio, il male e il bene si confondono, il peccato non è più considerato tale: “in fondo che male c’è?”. Gesù ci insegna ad accogliere il Vangelo così com’è, senza tagli, senza “se”, senza “ma”. Nell’intenzione di Gesù il Vangelo è “l’adrenalina dei popoli” (B.Borsato), porta “il morso del più” (L.Ciotti), più visione, più coraggio, più creatività, più fuoco. Gesù ci dice ancora: “Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?”. Così commentava il Card. Martini: “La differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”. Tra chi si domanda che cosa c’è di buono o di sbagliato in ciò che accade, e chi non si domanda più niente. Facciamo divampare quella goccia di fuoco che lo Spirito ha seminato in ogni essere vivente.

Preghiera: O Maria, aiutaci a lasciarci purificare il cuore dal fuoco portato da Gesù, per propagarlo con la nostra vita, mediante scelte decise e coraggiose.

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