Pensiero della XXVII Domenica del Tempo Ordinario 2026


Isaia 5,1-7
Salmo 79
Filippesi 4,6-9
Matteo 21,33-43

La vigna del Signore

In questa domenica l’immagine della vigna attraversa tutta la liturgia. Isaia canta l’amore premuroso del Signore per la sua vigna; il salmo invoca la sua visita e la sua protezione; nel Vangelo Gesù denuncia l’infedeltà dei vignaioli, chiamati ad amministrare ciò che appartiene a Dio. “Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate: in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino” (Is 5,2). E Matteo annota nel Vangelo: “c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre” (Mt 21,33). E quest’uomo parte e consegna la sua vigna a dei vignaioli, che forse già da subito se ne sentono i soli padroni, dimenticando che quella vigna è stata loro solo affidata. “Affidata come a noi, vignaioli di questo tempo, è affidata la nostra vita, il nostro tempo, i nostri figli, le nostre relazioni. Ce ne sentiamo gli esclusivi padroni e anche noi, come quei vignaioli, ci schieriamo sulla difensiva a tutelare quel che crediamo essere nostra proprietà. […] Eppure Lui si è fidato, si fida: ci ha consegnato questa terra, questa vita, queste persone che ci circondano perché le amassimo, che è il termine più alto del prendersi cura, dell’essere custodi” (Luigi Verdi). I vignaioli sfruttano la vigna a proprio vantaggio, giungeranno addirittura ad uccidere l’erede, così come Gesù verrà crocifisso. Ma “la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo” (Mt 21,42). Dio continua ad aver cura della sua vigna ed è questo l’ultimo gesto che fa: non solo inviare il proprio figlio, ma fare della sua Pasqua non un giudizio di condanna, ma un giudizio di salvezza, che consentirà alla vigna (la Chiesa) di produrre frutti ancora più sovrabbondanti. E sempre Isaia ci aiuta a comprendere quali siano i frutti che il Signore attende da noi: giustizia e rettitudine (cfr. Is 5,7). Egli nel suo amore ha cura di noi, ma ciò che desidera non è soltanto che lo riamiamo, ma che il nostro amore per lui generi atteggiamenti giusti e retti verso i nostri fratelli.

Preghiera: O Padre, che nel tuo Figlio, pietra scartata e divenuta testata d’angolo, hai edificato il popolo della nuova alleanza, accogli la nostra preghiera e rendici operosi nel bene, perseveranti nella pace e fecondi di carità.

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