Ezechiele 18,25-28
Salmo 24
Filippesi 2,1-11
Matteo, 21,28-32
Gesù ci chiede: siamo cristiani di facciata o di sostanza?
La liturgia di questa domenica ci pone davanti a una domanda decisiva: il nostro “si” al Signore rimane parola o diventa vita? La parabola dei due figli è significativa. Si tratta di due figli che hanno un comportamento molto diverso nei confronti del padre. Il primo all’invito del padre a lavorare nella vigna dice “si”, ma non fa nulla. Il secondo dice “no”, poi si pente e obbedisce. Il secondo “ha compiuto la volontà del padre”, costatano gli ascoltatori di Gesù. Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e la vigna: “la vigna è molto più che fatica e sudore, è il luogo dove è racchiusa una profezia di gioia (il vino) per tutta la casa. E il padre è custode di gioia condivisa” (P.Ermes Ronchi). Gesù afferma: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio” (Mt21,31b). Questa frase di Gesù evangelizza l’immagine di Dio, lo rende, cioè, buona notizia, demolendo l’idea di un Dio doganiere, che fa entrare nel Regno sulla base di una religione di facciata. Rivela, invece, che il primato nel Regno di Dio spetta a chi è umile, a chi si riconosce peccatore ed è pronto ad accogliere l’amore gratuito. Ogni peccatore pubblico, in fondo alla sua sofferenza, conserva la capacità di desiderare una vita altra e di piangere per il proprio vuoto. Chi si crede giusto, invece, ha il cuore anestetizzato. E allora ecco la parola che ci deve far riflettere: responsabilità. Come rispondiamo a Dio? Ricordiamo che la nostra religione è una religione “rivelata”, cioè a dire: è Dio che ci parla e noi siamo chiamati a rispondere, e tutto consiste in questo dialogo. “La fede viene dall’ascolto, e l’ascolto riguarda la Parola di Cristo” (Rm 10,17). E’ facile dire “si”, e poi fare quello che si vuole. Ogni volta che andiamo in chiesa, soprattutto nella Messa, siamo invitati a rendere grazie e a lodare il Signore, ma specialmente a chiedergli: “Signore, che cosa vuoi che io faccia?”. Dio parla al cuore e la nostra risposta è la nostra felicità. Un “si” cordiale, umile e concreto, perché la nostra fede non è un codice, ma una risposta d’amore a Chi ci chiama.
Preghiera: O Signore, fa’ che l’Eucaristia che riceviamo ci educhi progressivamente a divenire un “amen” vivente, come il tuo “si” irrevocabile a tutta l’umanità. Che il nostro “si” e il nostro “amen” attraversi ogni ambito della nostra vita: la famiglia, il lavoro, la comunità e tutte le relazioni.
