Amos 6,1a.4-7
Salmo 145
1Timoteo 6,11-16
Luca 16,19-31
L’uomo ricco e il povero Lazzaro
Il Vangelo di questa ultima domenica di settembre sembra essere in continuità con quello dell’amministratore disonesto della settimana scorsa. Oggi ci immergiamo in questa nuova e originale parabola raccontata solo da Luca: quella dell’uomo ricco e del povero Lazzaro. La prima cosa che incuriosisce è che il ricco non ha nome, mentre il povero, si chiama Lazzaro che in ebraico significa: “Dio aiuta, Dio assiste”. Il ricco della parabola odierna non è descritto come una persona cattiva o un prepotente. Il vero punto debole di quest’uomo è l’indifferenza, è l’essere rimasto inerte nella sua agiatezza, non aver saputo oltrepassare la soglia del proprio benessere, non aver avuto occhi per il povero Lazzaro che stava alla sua porta. Il ricco “epulone” (che significa “straricco”) è come gli spensierati sdraiati sui divani, di cui parla il profeta Amos (cfr 5,1ss), o come i cristiani da salotto, ai quali più volte ha fatto riferimento Papa Francesco nelle sue omelie. “quelli educati, tiepidi, per i quali va sempre tutto bene, ma che non hanno dentro l’ardore apostolico”. “Al ricco epulone il povero è invisibile perché ha perduto gli occhi del cuore. Quanti invisibili nelle nostre città, nei nostri paesi! Attenzione agli invisibili, vi si rifugia l’Eterno”. (P.Ermes Ronchi). Ed ecco alla morte dei due la situazione è ribaltata: “Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui” (Lc 16,22- 23). “Ti prego, padre Abramo, manda Lazzaro con una goccia d’acqua sulla punta del dito” Che ti costa, padre Abramo, un piccolo miracolo! Una parola sola per i miei cinque fratelli! E invece no, perché non è il ritorno di un morto che convertirà qualcuno, è la vita, i viventi. Non sono i miracoli a cambiare la nostra traiettoria [..], hanno i profeti ascoltino quelli; hanno il Vangelo, lo ascoltino” (P.Ermes Ronchi). La via dell’ascolto ci libera dal vuoto, dal nulla, dalla perdizione e ci lancia in un mondo tutto teso “alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza” (1 Tm 6,11a). “Combatti la buona battaglia della fede” (Tm 6,12): ci dice oggi San Paolo. La fede autentica, feconda, si declina nel servizio, nella condivisione, nella misericordia.
Preghiera: Signore Gesù, ti ringraziamo per tutto quello che ci doni. Fuori dalla porta ci sono anche solitudini, povertà e ingiustizie che a volte ignoriamo. Apri i nostri occhi e il nostro cuore! E per intercessione di Maria, madre tua e madre nostra, fa’ che ci accorgiamo di chi ha bisogno. Donaci mani pronte ad aiutare, orecchie che sanno ascoltare, e piedi che sanno camminare verso chi è solo. Amen.
