Pensiero della XXV Domenica del Tempo Ordinario

Sapienza 2, 12.17-20
Salmo 53
Giacomo 3,16-4,3
Marco 9,30-37

Servire nell’accogliere Dio in un bambino

Dopo la “svolta” di Cesarea di Filippo in cui Gesù aveva presentato la sua vera identità nella morte e risurrezione, nel Vangelo di questa domenica Gesù per la seconda volta manifesta ai discepoli il mistero pasquale, e concentra il suo insegnamento sul tema dell’autentica dignità del discepolo. Il codice dell’autorità cristiana è tutto racchiuso in questa frase, detta da Gesù: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9,35). Mediante questa frase lapidaria, il Signore inaugura un capovolgimento: rovescia i criteri che segnano ciò che conta davvero. Il valore di una persona non dipende dal ruolo che ricopre, dal successo che ha, dal lavoro che svolge, dai soldi in banca; no, no! La grandezza agli occhi di Dio ha un metro diverso: si misura nel servizio. Non su quello che si ha, ma su quello che si dà. E Gesù per educare i discepoli a questo atteggiamento escogita un gesto inedito: “E preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e che accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc 9,36-37). Commenta P. Ermes Ronchi: “Gesù fa un passo avanti enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. Il Re dei re, il Creatore, l’Eterno in un bambino? Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto. Accogliere, verbo che genera il mondo nuovo come Dio lo sogna. Il nostro mondo avrà un futuro buono quando l’accoglienza, tema bruciante oggi su tutti i confini d’Europa, sarà il nome nuovo della civiltà; quando accogliere o respingere i disperati, i piccoli, che sia alle frontiere o alla porta di casa mia, sarà considerato accogliere o respingere Dio stesso”. Ecco anzitutto chi servire: quanti hanno bisogno di ricevere e non hanno da restituire. Accogliendo chi è ai margini, trascurato, accogliamo Gesù, perché Egli sta lì. E allora chiediamoci: Io, che seguo Gesù, mi interesso a chi è più trascurato? Oppure come i discepoli quel giorno, vado in cerca di giustificazioni personali? Intendo la vita come una competizione per farmi spazio a discapito degli altri, oppure credo che primeggiare significa servire? E, concretamente: dedico tempo a qualche “piccolo”, a una persona che non ha i mezzi per contraccambiare?

Preghiera: Vergine Maria, umile serva del Signore, aiutaci a comprendere che servire non ci fa diminuire, ma ci fa crescere. E che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr Atti 20.35).

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