Pensiero della XXIII Domenica del Tempo Ordinario 2025


Sapienza 9,13-18
Salmo 89
Filemone 1,9-10.12-17
Luca 14,25-33

Rinunciare a ciò che ci impedisce di volare

“In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc 14,25-27). Mentre noi puntiamo a cambiare l’economia, Gesù vuole cambiare l’uomo. Lo fa puntando tutto sull’amore, e con parole che sembrano eccessive, che sembrano cozzare contro la bellezza e la forza degli affetti; ma il verbo centrale su cui poggia la frase è: se uno non “ama di più”. Allora non si tratta di una sottrazione, ma di una addizione. Gesù non sottrae amori, aggiunge un “di più”. Il discepolo è colui che sulla bellezza dei suoi amori stende una più grande bellezza: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti della famiglia, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora di più bello e vitale. Gesù è la garanzia che i tuoi amori saranno più vivi e più luminosi, perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare. E allora nel Vangelo la croce è la sintesi dell’intera storia di Gesù: amore senza misura, amore disarmato, amore coraggioso, che non si arrende, non inganna, non tradisce. Prendi su di te una porzione grande di amore, altrimenti non vivi; prendi la porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimenti non ami. Ecco il vero matrimonio, ecco il segreto della fedeltà! Poi Gesù conclude il Vangelo di oggi e dice: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33): perché la tua vita non dipende dai tuoi beni, “un uomo non vale mai per quanto possiede, o per il colore della sua pelle, ma per la qualità dei suoi sentimenti. Un uomo vale quanto il suo cuore” (Gandhi). Gesù chiede sì una rinuncia, ma a ciò che impedisce il volo. Chi lo fa, scopre che “rinunciare per Te è uguale a fiorire” (M.Marcolini). E l’apostolo Paolo realizza subito l’invito di Gesù con un biglietto che di suo pugno indirizza al suo amico Filemone (seconda lettura) per fargli riaccogliere non più come schiavo ma come “fratello carissimo” il servo fuggitivo Onesimo. E’ la carica rivoluzionaria del cristianesimo nascente nei confronti della dignità umana: tutte le frontiere devono essere abolite perché in Cristo “non c’è più né schiavo, né libero” (Gal 3,28) e “l’amore fraterno deve tutti legare nel mutuo affetto” (Rom 12,10).

Preghiera: O Signore, ti affidiamo in particolare tutti i giovani, affinché per l’intercessione di Pier Giorgio Frassati e di Carlo Acutis, canonizzati in questa domenica da Papa Leone XIV, non abbiano paura di porre Cristo al centro della loro vita.

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