Pensiero della XXII Domenica del Tempo Ordinario

Deuteronomio 4,1-2.6-8
Salmo 14
Giacomo 1,17-18.21-22.27
Marco 7,1-8.14-15.21-23

Purificare il proprio cuore
Il Vangelo della liturgia di questa domenica mostra alcuni scribi e farisei stupiti dall’atteggiamento di Gesù. Sono scandalizzati perché i suoi discepoli prendono cibo senza compiere prima le tradizionali abluzioni rituali. Perché Gesù e i suoi discepoli trascurano queste tradizioni? Perché per Lui è importante riportare la fede al suo centro: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Mc 7,6). Gesù indirizza la nostra attenzione verso il cuore: “Più di ogni cosa degna di cura, custodisci il tuo cuore, perché da esso sgorga la vita” (Proverbi 4,23). Per quasi mille volte nella Bibbia ricorre il termine cuore, che non indica la sede dei sentimenti o dell’affettività, ma il luogo dove nascono le azioni e i sogni, dove si sceglie la vita o la morte, dove si è sinceri e liberi, dove fa presa l’attrazione di Dio, e seduce e brucia, come a Emmaus. Si passa da una religione delle pratiche esteriori ad una religione dell’interiorità, perché quando la persona si raccoglie scopre che Dio è vicino: “Fuori di me ti cercavo, e tu eri dentro di me” (Sant’Agostino). Gesù aggiunge: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro […]. Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. (Mc 7,21-22). Così commenta Papa Francesco: “Spesso pensiamo che il male provenga soprattutto da fuori: dai comportamenti altrui, da chi pensa male di noi, dalla società, dal mondo. E’ sempre colpa degli “altri”: è colpa della gente, di chi governa, della sfortuna, e così via […]. E passiamo il tempo a distribuire colpe; ma passare il tempo a incolpare gli altri è perdere tempo. Si diventa arrabbiati, acidi e si tiene Dio lontano dal cuore […]. Non si può essere veramente religiosi nella lamentela: la lamentela avvelena, ti porta alla rabbia, al risentimento e alla tristezza, quella del cuore, che chiude le porte a Dio”. E allora l’azione decisiva sta nell’evangelizzare il cuore, nel “fecondare di Vangelo le nostre zolle di durezza, le intolleranze, le chiusure, i desideri oscuri e i nostri idoli mascherati” (P.Ermes Ronchi). Evangelizzare significa far scendere sul cuore un messaggio felice, l’annuncio gioioso di Gesù che ci dona un cuore libero e incamminato, che cresce verso più amore, più coscienza, più libertà.

Preghiera: Vergine Maria, che hai cambiato la storia attraverso la purezza del tuo cuore, aiutaci a purificare il nostro, iniziando a sconfiggere il male dentro di noi, senza colpevolizzare sempre gli altri e lamentarci di tutto.

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