Isaia 55,1-3
Salmo 144
Romani 8,35.37-39
Matteo 14,13-21
“Voi stessi date loro da mangiare” ( Mt 14,16b)
Nulla e nessuno potrà mai separarci “dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (cfr Rm 8.39). Ciò che San Paolo afferma in negativo (seconda lettura), il profeta Isaia lo dice in positivo, annunciando che questo amore ci attira a sé con vincoli di affetto e di tenerezza. Nel suo amore Dio ci invita: “Venite, comprate e mangiate gratuitamente, saziatevi e dissetatevi, ascoltate e vivrete” (cfr Is 55,1-3) (prima lettura). Questo invito e questa promessa si compiranno in modo pieno e insuperabile nella Pasqua di Gesù, ed è prefigurato nell’azione miracolosa che Gesù opera sfamando le folle e condividendo il poco pane e il poco pesce che i suoi discepoli riescono a racimolare. La moltiplicazione dei pani è il miracolo più raccontato nei vangeli: è l’unico a essere riportato in tutti e quattro, e addirittura Marco e Matteo lo narrano per due volte! Ciò significa non solo che esso suscitò un’impressione profondissima, ma anche che ciò che quell’evento evocava era radicalmente importante per comprendere la persona di Gesù. Il miracolo viene descritto attraverso cinque verbi, più o meno gli stessi che ritroveremo poi nel racconto dell’ultima cena. “Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla” (Mt14,19). Anche se siamo abituati a definire questo episodio come la “moltiplicazione dei pani”, in realtà, più che moltiplicato il pane viene diviso, spezzato, per essere condiviso. Si tratta di una con- divisione, vale a dire di una “divisione” che genera un “con”, cioè una comunione, una relazione, una fraternità, una compagnia. Questo ultimo termine deriva proprio dal latino “cum panis”: un pane mangiato insieme. Essere compagni significa condividere lo stesso pane. Comprendiamo allora che, soprattutto per lo stile e il modo nel quale lo fa, Gesù non è preoccupato soltanto di sfamare una fame corporale, ma di prendersi cura di un bisogno più radicale che la persona conosce, vale a dire una fame di relazione, di comunione. Gesù non sta solo risolvendo un problema di fame temporanea, sta mostrando come si fonda una società alternativa, dove l’altro non è un concorrente per risorse scarse, ma un fratello con cui godere della generosità della creazione. La moltiplicazione dei pani è il segno evangelico che il mondo ha abbastanza per il bisogno di tutti, ma non per l’avidità di pochi.
Preghiera: O Signore, fa che ogni volta che preghiamo. “dacci il nostro pane quotidiano” nella celebrazione dell’Eucaristia, siamo educati a passare dalla fame alla sazietà per tutti, dal possesso alla comunione, dalla chiusura alla condivisione.
