Pensiero della XIV Domenica del Tempo Ordinario

Ezechiele 2,2-5
Salmo 122
2Corinzi 12,70
Marco 6,1-6

Occhi e cuore liberi

Le letture di questa domenica ci mettono in guardia da un pericolo mai completamente superato e sempre possibile: cioè la difficoltà di ascoltare e comprendere il Padre che ci parla, attraverso tante modalità: certamente attraverso la sua Parola, ma anche attraverso la nostra vita, la storia, le persone che incontriamo, le situazioni che viviamo e anche le fatiche e le sofferenze che la vita ci propone. Ezechiele, Paolo e Gesù hanno sperimentato la fatica di restare fedeli alla loro missione di fronte all’incredulità e ostilità delle persone. E’ illuminante ascoltare la riflessione di Papa Francesco su questo brano di Vangelo: “Soffermiamoci sull’atteggiamento dei compaesani di Gesù. Potremmo dire che essi conoscono Gesù, ma non lo riconoscono. C’è differenza tra conoscere e riconoscere. In effetti, questa differenza ci fa capire che possiamo conoscere varie cose di una persona, farci un’idea, affidarci a quello che ne dicono gli altri […]. Si tratta di un conoscere direi ordinario, superficiale, che non riconosce l’unicità di quella persona. […]. Allo stesso modo, i compaesani di Gesù lo conoscono da trent’anni e pensano di sapere tutto! “Ma questo non è il ragazzo che abbiamo visto crescere, il figlio del falegname e di Maria? Ma da dove gli vengono queste cose?”. La sfiducia. In realtà non si sono mai accorti di chi è veramente Gesù. Si fermano all’esteriorità e rifiutano la novità di Gesù. […]. E questo può succedere anche con Dio, proprio a noi credenti, a noi che pensiamo di conoscere Gesù, di sapere già tanto di Lui e che ci basti ripetere le cose di sempre. E questo non basta con Dio. Ma senza apertura alla novità e soprattutto- ascoltate bene- apertura alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine. Ho detto una parola: lo stupore. Cos’è lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l’incontro con Dio. […] Ed ecco lo scandalo: l’incarnazione di Dio, la sua concretezza, la sua “quotidianità”. E Dio si è fatto compagno di strada, si è fatto uno di noi. […]. Dio è umile, Dio è tenero, Dio è nascosto, si fa vicino a noi abitando la normalità della nostra vita quotidiana. E allora, succede a noi come ai compaesani di Gesù, rischiamo che, quando passa, non lo riconosciamo. Torno a dire quella bella frase di Sant’Agostino: “Ho paura di Dio, del Signore, quando passa” (Timeo Dominum transeuntem). Ma Agostino perché hai paura?: “Ho paura di non riconoscerlo”. Ora, nella preghiera, chiediamo alla Madonna, che ha accolto il mistero di Dio nella quotidianità di Nazaret, di avere occhi e cuore liberi dai pregiudizi e avere occhi aperti allo stupore, perché lo possiamo incontrare nella sua presenza umile e nascosta nella vita di ogni giorno.

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