Pensiero della XIII Domenica del Tempo Ordinario

Sapienza 1,13-15 2,23-24
Salmo 29
2Corinzi 8,7.9.13-15
Marco 5,21-43

La fede nella vita che solo Gesù può donare

E’ bello l’inno alla creazione, che troviamo nel libro della Sapienza (prima lettura) dove “Dio ha creato tutte le cose perché esistano e ha creato l’uomo per l’incorruttibilità” (Sap 1,14. 2,23). “Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap2,24). Tutto questo ci introduce facilmente nel brano evangelico: due storie, intrecciate tra loro nell’incontro con il Signore della vita, di due persone simili ma anche tanto diverse. Una ragazza di dodici anni che sta morendo e una donna gravemente malata da dodici anni. La drammatica situazione della prima viene presentata a Gesù dal padre disperato, Giairo, che trova la forza di credere contro ogni speranza. A lui, Gesù mostrerà che sua figlia non è morta, ma dorme, e deve essere svegliata per essere riportata alla pienezza di vita: “Talità kum: fanciulla, io ti dico àlzati!” (Mc 5,41). E’ esattamente il verbo della risurrezione! La seconda, la donna che soffre da dodici anni, perde sangue, perciò perde vita, ha speso tutto in medici per guarire, ma non ha ottenuto nulla: non potrà essere madre, condurre una vita sociale, perché dalla religione ebraica è considerata impura. Vista la sua situazione, non ha il coraggio di presentarsi a Gesù, vuole solo toccarlo, di nascosto, senza essere vista, nella certezza che solo il Signore della vita guarisce e reintegra nella vita piena. Così trova il coraggio di quel gesto che fa reagire Gesù, che chiede: “Chi ha toccato le mie vesti?”, volendo farla uscire allo scoperto non per escluderla, ma per richiamarla alla vita. La vicinanza di Gesù è una vicinanza che tocca e si lascia toccare. Chi tocca, infatti, viene toccato, e non solo viene toccato, ma si commuove. Quella donna malata e quella ragazza, che per tutti sono già morte, per Gesù non lo sono, per Lui sono vive, perché ricevono da Lui la vita. Accogliamo l’invito di Papa Francesco: “Sorella, fratello, lascia che Gesù guardi e guarisca il tuo cuore. Guardati attorno: vedrai che tante persone che ti vivono accanto si sentono ferite e sole, hanno bisogno di sentirsi amate. Fai il passo. Gesù ti chiede uno sguardo non giudicante – finiamo di giudicare gli altri – ma accogliente. Apriamo il nostro cuore per accogliere gli altri, perché solo l’amore risana la vita”.

Preghiera: O Maria, consolatrice degli afflitti, aiutaci a portare una carezza ai feriti nel cuore che incontriamo sul nostro cammino, e donaci la forza dell’amore per non giudicare gli altri ma per accoglierli, così come sono.

print