Siracide 27,5-8
Salmo 91
Corinti 15,54-58
Luca 6,39-45
E’ tutta questione di occhi
Il discorso della pianura, apertosi con le “Beatitudini”, si conclude, in Luca, con un insegnamento per i discepoli, chiamati a diventare, a loro volta, guide per altri, con la parola e con la propria vita. Con l’interrogativo: “Può forse un cieco guidare un altro cieco?” (Lc 6,39), Gesù vuole sottolineare che una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano. Poi Gesù pronuncia un altro ammonimento: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Lc 6,41). Tante volte, lo sappiamo tutti, è più facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati degli altri, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidità. Ci autogiustifichiamo, ci illudiamo che le nostre maschere e i nostri patentini di impeccabilità, ostentati con gli altri, riescano a coprire la nostra ipocrisia. Si, è l’ipocrisia che ci rende ciechi, capaci solo di vedere lontano e mai vicino, di ingigantire le colpe degli altri e minimizzare le nostre. Ma, a lungo andare, saranno i frutti a rivelare bontà o meno della nostra vita. “Non vi è albero buono che produca frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto (Lc 6,43). Il frutto sono le azioni, ma anche le parole. Infatti, chi è buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi è cattivo trae fuori il male, praticando la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri. Potremmo porci delle domande: Io parlo male degli altri? Per me è più facile vedere i difetti altrui che i miei?
Preghiera: O Maria insegnaci a seguire gli insegnamenti di Gesù.
