Pensiero della VI Domenica di Pasqua 2025

Atti 15,1-2.22-29
Salmo 66
Apocalisse 21, 10-14.22-23
Giovanni 14,23-29

“Prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23b)

Continuiamo ad ascoltare un brano tratto dai discorsi di addio, nell’Ultima Cena di Gesù con i discepoli. Lo facciamo dopo aver celebrato la Risurrezione, dove i discepoli possono riconoscere il Risorto perché costatano l’attuarsi delle promesse che Egli aveva fatto loro appunto nell’Ultima Cena. Se accostiamo questi versetti del capitolo !4 con il racconto del capitolo 20 tutto ciò è pienamente evidente. Gesù promette il dono dello Spirito Santo: “Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome” (Gv 14,26), e, nel giorno dopo il sabato, Gesù dona lo Spirito ai suoi amici radunati nel Cenacolo: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Gesù nel testo del vangelo di oggi propone e promette la pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27) e da Risorto saluta la comunità per ben due volte con il dono della pace: “Pace a voi” (Gv 20,19.21). Ma soprattutto Egli aveva promesso: “Vado e tornerò da voi” (Gv 14,28) ed è quello che nel Cenacolo i discepoli possono sperimentare. Questa promessa di tornare riceve però, nel testo che oggi ascoltiamo, un significato più profondo, che Gesù stesso ci spiega con un’altra promessa che Lui fa alla comunità: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). E allora non si tratta più di una semplice manifestazione esteriore, ma di una vera e autentica visita in tutti coloro che Egli ama e che sanno rimanere nel suo amore. Si tratta di una visita interiore, grazie alla quale, insieme al Padre, Gesù prende dimora in noi. Poi il Signore dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi” (Gv 14,27): Papa Leone XIV spiega: “Troppe volte consideriamo la pace come assenza di guerra e di conflitto. […] Sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento. […] La pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: “Vi do la mia pace” (Gv 14,27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi”.

Preghiera: O Maria, Tu che con fede umile e coraggiosa hai cooperato pienamente con lo Spirito Santo per l’Incarnazione del Figlio di Dio, aiutaci a lasciarci istruire e guidare dallo Spirito per essere veri artigiani di pace, dono del Risorto.

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