Isaia 43,16-21
Salmo 125
Filippesi 3,8-14
Giovanni 8,1-11
Lasciamo cadere le pietre
Dio apre una nuova strada: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Is 43,19). Gesù conferma e attualizza questa novità nell’incontro con la donna adultera. I farisei gli portano una donna sorpresa in adulterio, la pongono in mezzo e chiedono a Gesù se bisogna lapidarla, come prescrive la legge di Mosè. “Tu che ne dici?” (Gv 8,5). “Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo” (Gv 8,6). Che cosa anima questi farisei? L’evangelista lo dice con chiarezza. La condanna della donna è solo un pretesto, un’occasione per mettere in difficoltà Gesù. E noi? Siamo proprio così diversi da quegli scribi e farisei? Quando critichiamo gli altri, che cosa ci spinge? L’amore per la verità o qualcos’altro? “Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra” (Gv 8,6b): Gesù si abbassa e si china verso l’umanità debole e fragile e scrive una nuova legge non più sulla pietra ma nella sabbia, simbolo dell’humus, la materia di cui è fatto l’essere umano. Poi Gesù squarcia improvvisamente il silenzio con una frase lapidaria: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7). Gli accusatori se ne vanno accusati dalla loro coscienza, cominciando dai più anziani. “Peccato e pietre? Gesù scardina con poche parole limpide lo schema delitto/castigo, quello su cui abbiamo fondato le nostre paure e tanta parte dei nostri fantasmi interiori. Rimangono soli Gesù e la donna” (P.Ermes Ronchi). Dice luminosamente Sant’Agostino: “Relicti sunt duo: misera et misericordia” (rimasero in due: la misera e la misericordia). Allora Gesù disse: “Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 10-11). Così commenta P.Ermes Ronchi: “Sette parole che bastano a cambiare una vita. Qualunque cosa quella donna abbia fatto, non rimane più nulla, cancellato, annullato, azzerato […]. Non le domanda che cosa ha fatto, le indica che cosa potrà fare. Lei non appartiene più al suo sbaglio, ma al futuro, ai semi che verranno seminati, alle persone che verranno amate. Il perdono è qualcosa che non libera il passato, fa molto di più: libera il futuro […]. Il perdono è un vero dono, il solo dono che non ci farà più vittime, che non farà più vittime, né fuori né dentro di noi”. Lasciamo allora cadere le pietre del giudizio e osiamo guardare a quella legge che non condanna, scritta dal dito di Cristo nella polvere dei nostri cuori.
Preghiera: O Vergine Maria, aiutaci a testimoniare a tutti l’amore misericordioso di Dio, che, in Gesù, ci perdona e rende nuova la nostra esistenza, offrendoci la capacità di amare e non giudicare.
