Pensiero della V Domenica del Tempo Ordinario

Giobbe 7,1-4.6-7
Salmo 146
1Corinzi 9,16-19.22-23
Marco 1,29-39

Chinarsi a rialzare l’altro
Nella prima lettura Giobbe incarna il dolore universale: “Perché Dio permette la sofferenza del giusto?”. La vita e i suoi giorni sono paragonati “più veloci di una spola, svaniscono senza un filo di speranza” (Gb 7,6). Eppure Giobbe invoca il Signore: “Ricordati che un soffio è la mia vita” (Gb 7,7); egli non interrompe la relazione con Dio, vive il suo dolore alla presenza del Signore, si lamenta, si adira, ma rimette a Dio la sua causa, non smette di cercarlo. Anche il ritornello del Salmo 146 fa risuonare l’invocazione a Dio nel dolore: “Risanami, Signore, Dio della vita”. Nella seconda lettura San Paolo ci dice che non c’è ricchezza e guadagno più grandi che portare le persone a Gesù Cristo e servirle. Il Vangelo di questa domenica ci presenta la guarigione, da parte di Gesù, della suocera di Pietro e poi di tanti altri malati e sofferenti che si stringono a Lui. “Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano” (Mc1,31). Avvicinandosi all’ammalata, senza dire una parola, Gesù comunica che la malattia non deve far paura ed è necessario superare ogni barriera culturale ed ogni pregiudizio religioso nei confronti del malato e della malattia. La cura inizia facendosi prossimo a chi è malato. L’evangelista Marco mette in rilievo il verbo “egheiro” (alzare), che alla lettera significa “svegliare”. E’ uno dei verbi utilizzati da Marco per la risurrezione di Gesù. La guarigione della suocera di Pietro ha un valore esemplare della natura e del significato evangelico di tutte le guarigioni operate da Gesù: “La febbre la lasciò ed ella li serviva” (Mc1,31): la guarigione conduce al servizio. La persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa. “E questo è significativo, è segno di vera “salute”! ci dice Papa Francesco, che continua così : “Il Figlio di Dio manifesta la sua signoria non “dall’alto in basso”, non a distanza, ma chinandosi, tendendo la mano, manifesta la sua signoria nella vicinanza, nella tenerezza e nella compassione. Il Vangelo di oggi ci ricorda anche che questa compassione affonda le radici nell’intima relazione con il Padre. Perché? Prima dell’alba e dopo il tramonto, Gesù si appartava e rimaneva da solo a pregare (cfr. v.35). Da lì attingeva la forza per compiere il suo ministero, predicando e operando guarigioni”. Gesù, ritirandosi in preghiera e sottraendosi alla ricerca interessata della folla ci ricorda qual è la vera guarigione di ogni uomo: ritrovare il senso di sé stesso nella relazione con Colui che ci ha scelti, ci ha amati e ci ha salvati.

Preghiera: Vergine Santa aiutaci a lasciarci guarire da Gesù per poter essere a nostra volta testimoni della tenerezza risanatrice di Dio.

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