Pensiero della Terza Domenica di Quaresima 2026

Esodo 17,3-7
Salmo 94
Romani 5,1-2.5-8
Giovanni 4,5-42

Gesù: sorgente di acqua viva

E’ mezzogiorno. Gesù stanco del cammino si riposa presso il pozzo di Giacobbe. Una donna samaritana viene al pozzo per attingere acqua. “Le disse Gesù: “Dammi da bere”(Gv4,7b). In questa richiesta apparentemente pretenziosa, si nasconde in realtà, un gesto di totale offerta: “dammi da bere la tua sete, perché sia estinta e tu possa finalmente vivere”. Chissà, forse quella donna ha molto sofferto, forse abbandonata, umiliata cinque volte con l’atto del ripudio. Forse ha il cuore indurito, ferito, malato. Ma lo sguardo di Gesù si posa non sugli errori della donna, ma sulla sete d’amare e di essere amata. Gesù non giudica, non rimprovera, ma offre: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10). Gesù fa intravedere e gustare “un di più di bellezza, un di più di bontà, di vita, di primavera, di tenerezza” (P. Ermes Ronchi). Darà un’acqua che diventa sorgente: “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,13-14). E’ il dono di una nuova vita. E’ il suo Spirito, che è l’acqua che zampilla per un amore che non delude e rimane in eterno. La liturgia odierna, come avviene costantemente nel ciclo quaresimale, è un grande appello alla fede e all’immersione “battesimale” ed esistenziale in Dio. Il titolo del fortunato libro di E.Fromm : “Avere o essere” può riassumere il dilemma dell’ansia contemporanea: L’uomo è inserito in una società che gli ha insegnato perfettamente a coniugare il verbo “avere”, dandogli idoli e feticci nelle cose e nel benessere. Ed “avere” è un verbo facile da usare e possibile, poco o tanto, a tutti. Ma l’uomo ha davanti a sé anche la possibilità più ardua e più rischiosa del verbo “essere”. E’ il verbo della trasformazione interiore, della fede, dell’ansia per la fraternità, per la giustizia, per l’amore, per l’infinito. E’ un verbo difficile, esigente, ma è l’unico che può dare la “vita eterna”, cioè, secondo il vocabolario del vangelo di Giovanni, la stessa vita di Dio. San Paolo oggi ci esorta: “Giustificati per la fede…, ci vantiamo nella speranza che non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (cfr Rm 5,1-2.5).

Preghiera: O Signore, fa’ che, raggiunti dal tuo sguardo, come la samaritana, troviamo in Te la sorgente viva, che dà senso e riempie la vita.

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