Pensiero della Terza Domenica di Pasqua

Atti 3,13-15.17-19
Salmo 4
1Giovanni 2,1-5°
Luca 24,35-48

“Sono proprio io!”

In una delle prime predicazioni della chiesa nascente, Pietro e Giovanni, dopo la guarigione del paralitico con il miracolo, annunciano che ci si deve stupire molto di più del miracolo di Gesù che, sulla croce, dando la vita per l’umanità, l’ha liberata dal peccato (prima lettura). Giovanni nella sua prima lettera ci dice che Gesù Cristo è la vittima di espiazione per i nostri peccati, cioè per quelli di tutto il mondo (seconda lettura).

In questa terza Domenica di Pasqua ritorniamo a Gerusalemme, nel Cenacolo, dove Cristo Risorto si presenta in mezzo al gruppo dei discepoli e li saluta: “Pace a voi” (Lc 24,36). Ma essi sono spaventati e credono “di vedere un fantasma” (Lc 24,37). Allora Gesù mostra loro le ferite del suo corpo e dice: “Guardate le mie mani e i miei piedi- le piaghe-: sono proprio io! Toccatemi” (Lc 24,39). E per convincerli, chiede del cibo e lo mangia sotto i loro sguardi sbalorditi (cfr. Lc 24,41-42).

Chiedendo di essere toccato, Gesù Risorto rivela ai discepoli che confessare la sua risurrezione dai morti non è convincersi di un’idea o aderire a un ideale. Il Risorto non lo si incontra sui libri ma stando nel “mezzo” della comunità reale, là dove egli viene in “carne e ossa” e domanda di essere toccato. Come ogni corpo porta in sé le tracce della vita che ha vissuto, così il corpo del Risorto porta iscritta in sé la vita di Gesù. E allora toccare la carne del Risorto è una condizione per giungere alla fede pasquale. Ma come toccare oggi la carne del Risorto? Chiedendo di essere toccato e guardato, il Risorto ricorda ai credenti in Lui di ogni generazione che non v’è altra possibile via per giungere alla fede pasquale che non passi per il contatto vivo con la sua carne, vale a dire l’unicità della sua persona, la concretezza della sua vita, la realtà del suo vissuto. Toccare la carne del Risorto significa per noi creare con la persona di Gesù un rapporto, una relazione vera, concreta, fattiva, amorosa. Toccare la carne del Risorto significa “rifugiarsi nei Vangeli come nella carne di Cristo”, secondo la bella espressione di Sant’Ignazio d’Antiochia, per fare nostro il suo sentire, per abitare i suoi pensieri, ascoltare la sua parola. Inoltre nello stare a tavola con i discepoli e nel mangiare di nuovo con loro si manifesta quel “Gesù in persona”, quel “sono proprio io” di Gesù Risorto, cioè quel suo stile ospitale, conviviale, gioioso, che era il suo modo di stare in mezzo a loro e alla gente. Anche oggi Gesù continua a stare con noi nell’Eucaristia, nella sua Parola, nel nostro cuore.

Preghiera: O Maria aiutaci a vivere ogni giorno la relazione con Gesù vivo. Fa’ che ci lasciamo nutrire e trasformare da Lui, che ci ama infinitamente.

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