Pensiero della Solennità dell’Immacolata Concezione e Seconda Domenica di Avvento

Genesi 3,9-15.20;
Salmo 97;
Efesini 1,3-6.11-12;
Luca 1,6-38

Isaia 40,1-5.9-11;
Salmo 84;
2Pietro3,8-14;
Marco 1,1-8

Maria piena di grazia ci sprona a cercare sempre Dio, sommo bene

“Cantate al Signore un canto nuovo perché ha compiuto meraviglie” (Salmo 97): Maria è il capolavoro dell’opera di Dio! In lei si staglia la perfetta creatura, ricca di fede, di speranza, di carità. Quel saluto che l’angelo dà a Maria: “chaire” (rallegrati) (Lc 1,28) è un annuncio di gioia, una vera gioia che in Maria non sarà semplicemente un’emozione spontanea, ma piuttosto un atteggiamento di vita, che dà valore all’intera esistenza. Le parole dell’angelo continuano in una sorta di crescendo, con un vocativo: “piena di grazia!” (Lc 1,28): è il secondo nome di Maria, ricolmata di grazia per vivere della pienezza della relazione vitale con Dio. L’angelo prosegue indicando il motivo della grazia: “Il Signore è con te” (Lc 1,28). È il culmine dell’annuncio dell’angelo, che rivela l’essenza della rivelazione: Dio è “essere con”, è Colui che addirittura si incarna, per aiutare l’uomo a conoscere Dio e a salire verso di Lui. Alle parole dell’angelo Maria risponde: “Sono la serva del Signore, avvenga per me secondo la sua parola” (Lc 1,38). L’incarnazione di Dio avviene grazie a Maria. La sua maternità è un’opera della sua fede. E’ madre perché è credente, e non viceversa. Quell’eccomi di Maria si intona benissimo con l’invito che, nella seconda Domenica di Avvento, Giovanni Battista indirizza a ciascuno di noi: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,3). “Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati” (Is 40,4). “Abbassiamo i colli” del nostro orgoglio, della nostra superbia e ritroviamo la nostra reale povertà di poveri, che sanno di aver bisogno di Dio e non possono fare a meno di Lui. “Colmiamo le valli”, cioè le nostre omissioni, il non fare il bene. Santa Teresa di Calcutta quando salutava non diceva: “Come stai?”, ma chiedeva: “Fai il bene?”. Lasciamoci destare dalla voce del nostro patrono che grida, ci strappa ai nostri abituali, ci obbliga a scrollarci di dosso il torpore e a renderci disponibili al nuovo: al progetto di Dio, alla sua proposta di felicità e di pienezza, che si costruiscono giorno per giorno nella relazione e nel dono con l’altro, nella generosità e nella fraternità.

Preghiera: Maria Immacolata, che hai pronunciato il tuo si, di donazione e di amore, aiutaci a lasciarci plasmare dalla Parola di Dio e dal suo Amore infinito.

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