Pensiero della Quinta Domenica di Quaresima

Geremia 31,31-34
Salmo 50
Ebrei 5,7-9
Giovanni 12,20-33

Il seme pasquale

Geremia, con una pagina che è uno dei vertici dell’Antico Testamento, propone con ardore il superamento dell’antico patto sinaitico per una nuova alleanza con il Signore (prima lettura). La lettera agli Ebrei ci racconta l’umanità profonda di Gesù, che grida e piange mentre prega. E’ “l’offerta sofferta” nell’adesione piena alla volontà del Padre. Nel Vangelo Giovanni riferisce un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù, poco prima della sua Passione. Mentre Gesù si trovava a Gerusalemme per la festa di Pasqua, alcuni greci, incuriositi di quanto Egli stava compiendo, esprimono il desiderio di vederlo. Avvicinatisi all’apostolo Filippo, gli dicono: “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21). Gesù a quella richiesta risponde in un modo che fa pensare. Dice così: “E’ venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. […] Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,23-24). “Nella terra ciò che accade non è la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, una donazione continua e ininterrotta: la terra dona al chicco i suoi elementi minerali, il chicco offre al germe sé stesso in nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia all’intorno con le sue radici affamate di vita, si lancia verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline. Allora il chicco muore sì, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente” (Padre Ermes Ronchi). “Quello che il bruco chiama fine del mondo tutti gli altri chiamano farfalla”(Lao Tze). Il verbo principale della parabola del seme è “produce frutto”. Gloria di Dio non è il morire ma la fecondità. La chiave di volta che regge il mondo, dal chicco a Cristo, non è la vittoria del più forte, ma il dono. La seconda immagine offerta da Gesù è la Croce, l’icona più pura e più alta che Dio ha dato di sé stesso. Diceva Karl Rahner: “Per sapere chi è Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce”. Nella Croce c’è la visione cristiana della vita: il braccio orizzontale accoglie l’intera umanità e la sua realtà, mentre quello verticale ci indirizza a Dio; ma i due bracci sono intimamente connessi nel cuore di Cristo, uomo e Dio. Riscopriamo la bellezza e la profondità del segno di croce e facciamolo con calma, meditando il suo significato pasquale.

Preghiera: O Gesù, chicco di grano che muore per portare frutto, aiutaci a morire al nostro egoismo per seguire Te nel dono dell’amore.

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