Pensiero della III Domenica del Tempo Ordinario: La Domenica della Parola – 2026

Isaia 8,23b-9,3
Salmo 26
1Corinzi 1,10-13.17
Matteo 4,12-23

Lampada per i miei passi

In questa domenica si raccolgono tanti motivi di celebrazione e preghiera. E’ il 25 gennaio, giorno nel quale facciamo memoria della chiamata-conversione di Saulo- Paolo sulla via di Damasco. Oggi si conclude l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani. Infine sempre in questo giorno si celebra la “Domenica della Parola” istituita, cinque anni fa, da Papa Francesco. Proprio per questo vogliamo lasciarci accompagnare dalla Parola di queste odierne letture bibliche con tre immagini. La prima immagine, presa dal Vangelo, è quella di Gesù che si mette in viaggio: “Lasciò Nazareth, e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare” (Mt 4,13). Gesù decide di lasciare Nazareth perché intuisce che i tempi sono maturi per andare altrove. Quanta sapienza! Tante volte noi siamo tentati di stabilizzarci, di chiuderci in noi stessi, per paura di cambiare e di rimetterci in viaggio. Lo stile di Gesù ci dice invece che siamo chiamati ad avere il coraggio di leggere i tempi e di andare sempre oltre. La fede in Gesù Cristo è dinamica, non è mai statica. Cristo percorre le strade le strade dell’umanità, perché è lui a prendere l’iniziativa. La seconda immagine che prendiamo dalla profezia di Isaia, è la via del mare, la Galilea delle genti. Luogo di confine, crocevia di popoli di diverse razze, zona di contagi, di contaminazioni culturali e religiose: Gesù la sceglie per iniziare la sua missione. Per noi la Galilea delle genti rappresenta il nostro vivere quotidiano, i nostri incontri, i nostri scontri, il nostro lavoro, le nostre paure, le nostre speranze. Lui, Gesù, che è in cammino, ci raggiunge là dove siamo e così come siamo. Siamo invitati a incrociare lo sguardo di Cristo che ci chiama e ci invita a fare esperienza di Lui: esperienza di luce e di vita. La terza immagine, che il vangelo ci presenta, è la scelta di Gesù di chiamare a sé coppie di fratelli per formare una comunità: la Chiesa. A Matteo non basta dire che Gesù vede due fratelli, ma sottolinea che uno è fratello dell’altro: “vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello” (Mt4,18) e poi insiste: “andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello” (Mt4,18). Non possiamo essere cristiani per conto nostro! Gesù ci dice che per fare esperienza di Dio abbiamo bisogno dei fratelli e delle sorelle. Si tratta di ripartire dalle relazioni più vicine e naturali: la famiglia, la parrocchia, la comunità, il lavoro, la scuola, gli amici. Il discepolo di Cristo è chiamato a vivere appieno le relazioni, perché siamo creati a immagine e somiglianza di Dio Trinità che è essenzialmente relazione.

Preghiera: O Signore, sull’esempio di Maria, aiutaci a lasciarci plasmare dalla tua Parola per convertirci, uscendo da noi stessi, e per seguire Te e conformarci al tuo modo di essere e di sentire.

print