Pensiero della II Domenica dopo Natale 2025

Siracide 24,1-4. 12-16
Salmo 147
Efesini 1,3-6.15-18
Giovanni 1,1-18

Rivelazione e Grazia

“Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che ce lo ha rivelato” (Gv 1,18): con queste parole termina il prologo di Giovanni, nel vangelo che oggi ci viene proposto. La frase ci aiuta a mettere a fuoco, in questo tempo di Natale, alcuni aspetti essenziali della nostra fede e della nostra relazione con Dio. Se affermiamo di credere in Dio, dobbiamo anche chiederci: In quale Dio crediamo? Nel Dio che ci siamo costruiti in base alla nostra immaginazione? Nel Dio che coincide con i nostri bisogni e le nostre attese? Nel “Dio tappabuchi”, il Dio necessario quanto più l’uomo è fragile, in difficoltà, e il Dio sempre meno utile quando l’individuo diventa autonomo? Nel Dio incapace di sorprenderci perché terribilmente scontato, prevedibile, progettato a tavolino? Ma l’Incarnazione mette drasticamente a nudo la nostra povertà e ci induce a vagliare i fondamenti della nostra fede. Solo lui, Gesù, il Figlio di Dio, ci può rivelare il volto autentico del Padre, facendoci passare attraverso la sua carne, donataci nel Natale. Nelle sue parole come nei suoi gesti, nelle sue scelte come nei suoi atteggiamenti possiamo cogliere i tratti della vera identità di Dio. Lui solo è la Parola d’amore con cui Dio ci chiama ad un’alleanza eterna e universale. Lui solo è la vita: “In lui era vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4). A Natale è nata la vita. In Gesù l’umanità ha conosciuto quella vita che ha la vita in sé, la vita che fa vivere, la vita che rende vivi. Lui solo è la luce che le tenebre non possono vincere, una luce che rischiara anche le pieghe segrete della nostra anima, portando su di noi lo sguardo misericordioso e benevolo di Dio. E allora il Natale nell’Incarnazione ci pone davanti alla nostra libertà e alle nostre scelte. In Gesù Dio ci propone il suo amore, non lo impone. Sta a ciascuno di noi decidere se accoglierlo o rifiutarlo, se fargli posto o chiudergli la porta. La sua gloria raggiunge il culmine sulla croce: è lì che ognuno può vedere quanto grande, e addirittura scandaloso, sia il suo amore. Ecco allora se accogliamo questo Gesù, che ci rivela il Padre, saremo generati da lui stesso ad una nuova esistenza, intrisa di solidarietà, di compassione e di una fraternità che considera le differenze una ricchezza, in una pace che resiste a qualsiasi conflitto e cattiveria.

Preghiera: O Signore fa’ che il Natale del tuo Figlio ci spinga a rassomigliarci sempre di più a Lui per crescere in una fede vera e autentica.

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