Pensiero della II Domenica di Pasqua 2026


Atti degli Apostoli 2,42-47
Salmo 117
1Pietro 1,3-9
Giovanni 20,19-3

Il Risorto ci dona tutto

La seconda domenica di Pasqua, tradizionalmente chiamata “domenica in Albis” e oggi conosciuta anche come “domenica della Divina Misericordia” prolunga la luce del giorno di Pasqua. Le letture ci conducono oltre il sepolcro vuoto e ci introducono nel tempo nuovo inaugurato dal Risorto: un tempo di comunione, di fede temprata nella prova e di gioia che nasce dall’incontro con il Cristo vivente. Gli Atti degli Apostoli ci offrono una delle pagine più dense e luminose del Nuovo Testamento (prima lettura). Luca descrive la vita della prima comunità cristiana non come un’utopia irraggiungibile, ma come il frutto concreto della Pasqua. Quattro sono i pilastri che la sostengono: l’ascolto assiduo della Parola, la comunione fraterna, la frazione del pane e la preghiera concorde. E’ proprio la risurrezione di Gesù che genera uno stile di vita nuovo, in cui la fede non resta un fatto privato, ma diventa esperienza condivisa. La comunità, cioè la chiesa nascente, diventa così il primo segno visibile e tangibile del Risorto nella storia. La voce di Pietro (seconda lettura) tocca l’esperienza del credente per aprirla ad una speranza viva, che non elimina la sofferenza, ma la attraversa, trasformandola in una maturazione della fede. La pagina del Vangelo secondo Giovanni ci introduce nel cuore della Pasqua vissuta dagli apostoli: rinchiusi e bloccati nella paura e nello smarrimento, segnati dal trauma della croce e dall’incertezza del futuro. In questa situazione Gesù risorto entra a porte chiuse, dona la pace, mostra le ferite e comunica lo Spirito. Gesù entra e sta in mezzo a loro. Il Risorto non attende che le porte si aprano, non le forza, né rimprovera: oltrepassa la chiusura e dona la pace. Le ferite rimangono visibili, ma non più come segni di sconfitta: trasfigurate diventano sorgente di misericordia, riconciliazione e vita nuova. In questo orizzonte si colloca la figura di Tommaso, spesso interpretata in modo riduttivo. Egli è l’icona di ogni credente, posto tra l’esperienza del dubbio e la tensione verso la fede. Il suo percorso culmina in un riconoscimento pieno e consapevole, fino a giungere alla celebre confessione: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28): uno dei momenti più alti del Quarto Vangelo. Questa espressione diventa nel corso dei secoli la professione di fede viva e condivisa della Chiesa. La Pasqua, dunque, non è soltanto un ricordo da custodire, ma una vita nuova da abitare. Il Risorto è vivo e continua a farsi presente là dove una comunità vive della Parola, condivide il Pane spezzato e si riconosce nell’amore fraterno, cambiando il mondo dall’interno, come lievito nella pasta.

Preghiera: Gesù Risorto aiutaci a far crescere in noi una fede pasquale, che si manifesta nella comunione del Pane spezzato e condiviso, nella preghiera e nella vita fraterna.

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