Abacuc 1,2-3;2,2-4,
Salmo 94
2Timoteo 1,6-8.13-14
Luca 17,5-10
“Accresci in noi la fede!” (Lc17,6a)
“Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza!” e non soccorri? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese” (Ab 1,2-3). Sono le parole iniziali del dialogo di Abacuc con il Signore. E’ un dialogo drammatico. Il profeta è sgomento nel vedere quanta rovina e distruzione sta portando la guerra scoppiata tra i due grandi imperi del tempo, quello Assiro e quello Babilonese, mentre Israele subiva anch’egli le conseguenze drammatiche del conflitto. Nel grido del profeta si addensano le suppliche degli oppressi di oggi, soprattutto quelle dei popoli in guerra. Il testo profetico, riportato dalla liturgia odierna, è particolarmente luminoso, tanto da diventare un passaggio fondamentale per San Paolo nella Lettera ai Romani: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede” (Ab 2,4). Nonostante i diluvi della storia c’è sempre un’arca che ci salva: la fede, il bene più prezioso che ci è stato donato, tesoro da custodire. Non a caso il Vangelo riporta oggi la più essenziale preghiera degli apostoli: “Accresci in noi la fede” (Lc 17,6). Una bella invocazione da ripetere spesso durante la giornata. Ma cosa significa esattamente aver fede? Gesù risponde con due immagini: il granellino di senape e il servo disponibile: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso. “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe” (Lc17,6). Nulla è impossibile a chi ha fede, perché non si affida alle proprie forze ma a Dio, che può tutto. E’ una fede che nella sua umiltà sente un gran bisogno di Dio e nella piccolezza e nella fragilità si abbandona con piena fiducia in Lui. Ma come possiamo capire se la nostra fede è veramente genuina e pura? Ce lo spiega Gesù, indicando la misura della fede: il servizio. “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10). “Inutili” nella nostra lingua significa che non servono, incapaci, improduttivi; ma non così nella lingua di Gesù: “servi inutili” significa: servi che non cercano il proprio utile, che non hanno pretese, senza rivendicazioni, che di nulla hanno bisogno se non di essere sé stessi. Allora importante non è la ricompensa, ma il servizio; è scegliere, in questo mondo che parla il linguaggio del profitto, la lingua del dono. Questa fede è sempre unita all’amore, perché riesce a vincere l’odio e la cattiveria con la bontà, la mitezza e il perdono. La vera fede la chiediamo a Gesù, il vero servo, che come il chicco di grano, muore per risorgere. Ecco la fede pasquale, che ci fa credere fermamente che dalla morte nasce la vita, che ci fa credere che siamo nelle sue mani, che ci dà la possibilità di leggere tutte le cose in Dio e di vivere in comunione con Lui e con i fratelli.
Preghiera: Signore Gesù, per intercessione di Maria, tua Madre e Regina del Rosario, insegnaci a credere con tutto il cuore. Fa’ che ogni volta che ci riuniamo a pregare, la nostra fede cresca, la nostra speranza si rinnovi, la carità si faccia gesto concreto. Amen.
