E’ Natale! Quando?

Salvatore Quasimodo in una poesia composta nel 1953 per il proprio figlio Alessandro, in occasione del Natale, così scriveva: “Natale. Guardo il presepe scolpito, / dove sono i pastori appena giunti / alla povera stalla di Betlemme. / Anche i Re Magi nelle lunghe vesti / salutano il potente Re del mondo. / Pace nella finzione e nel silenzio / delle figure di legno: ecco i vecchi / del villaggio e la stella che risplende, / e l’asinello di colore azzurro. / Pace nel cuore di Cristo in eterno; / ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. / Anche con Cristo e sono venti secoli / il fratello si scaglia sul fratello. / Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino / che morirà poi in croce fra due ladri?”.

Mi piace condividere qualche pensiero con voi, carissime famiglie, con questi versi molto significativi. Se vogliamo la pace non “nella finzione e nel silenzio delle figure di legno” ma “nel cuore dell’uomo, occorre che impariamo ad accogliere il Dio infinitamente distante da noi, il Quale nel Bambino di Betlemme si fa vicino a noi, ci manifesta il suo amore e la volontà di salvarci.

E’ davanti all’umanità intera, lacerata oggi da guerre e conflitti, frutto di odio, di egoismo, di interessi economici e di potere, che il Bambino di Betlemme piange e chiede a ognuno di noi di ascoltare il suo pianto per poterci davvero guidare alla pace, per poterci davvero donare la pace donandoci se stesso.

Ma, mentre “il fratello si scaglia sul fratello c’è chi ascolta il pianto del bambino?”.

La poesia di Quasimodo inizia: “Guardo il presepe scolpito”: immagino il vero presepe scolpito nel nostro cuore. Un presepe che mette al centro ciò che nasce, e non i nostri timori o le incertezze su ciò che finisce.

Il presepe più intenso è quello che si rende messaggero di una bella notizia (Vangelo) a quanti non sperano più nulla e si sentono sospinti ai margini o a vivere nella solitudine, che è la miseria più grande. “Serve poco, in fondo, per costruire un presepio: a volte basta una parola che rivolgiamo agli altri con delicatezza, un gesto fraterno, la briciola dorata di un sorriso, una piccola prece” (J.T.Mendonca).

Carissimi desidero augurarvi un Buon Natale nel costruire dentro di noi il presepe della pace e della bontà: doni che il Bambino Gesù ci regala. E colui che ottocento anni fa, ha costruito il primo presepe a Greccio ci esorta: “Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga colui che tutto a voi si offre” (San Francesco).

Buon Natale e Buon Anno, Don Mauro

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